" Blét "


Eterno Conflitto
Eterno Conflitto.

La perpetua lotta tra bene e male si delinea nelle forme rigide, severe, taglienti e minacciose delle figure di sinistra, in assoluta tensione con la parte destra dell’opera, popolata da linee morbide, tondeggianti e rassicuranti.

Alla base del quadro, nella posizione più marginale, i guerrieri delle due fazioni si osteggiano con freddezza, come pedine senza volto nè corpo,sono fissi, marmorei e ricoperti di solo ferro, a rappresentarli come automi nelle mani dei potenti; in quanto strumenti di conquista la loro posizione è meno importante di ciò che conquistano, per questo motivo le loro teste sono sovrastate dai possedimenti reali.

I castelli sono il riflesso di chi li abita: un maniero tetro ed oscuro sorge su una montagna impervia, rocciosa ed arida come la sete di morte che alberga nei cuori dei malvagi. Dalla parte opposta un castello incantato sembra nascere da una favola, posa su verdi colline curvilinee riprese nell’architettura, la quale imprime serenità in chi la osserva.

Nel crescendo gerarchico incontriamo poi le famiglie reali in atteggiamento di sfida si guardano faccia a faccia negli occhi. A sinistra il male ha il volto dell’odio e dell’arroganza, lo sguardo penetrante e la fame di vittoria, caratteristiche esasperate nello stemma araldico che segnala la fierezza e la ferocia tramite il leone e ne conferma la cruenza con l’ascia e la mazza, armi rozze e sadiche . I reali hanno visi scarni ed occhi a fessura come bestie che mirano la preda, ma la figura di maggior spicco è la regina che viene metaforicamente rappresentata dalla collana che indossa: foglie d’edera avvinghiate al collo, la pianta che attacca, invade e avvincesenza tregua, simbolo della costanza, ma pianta velenosa e demoniaca.

A destra il bene con occhi comprensivi, lineamenti dolci e uno stemma che raffigura una spada, la combattività, e un giglio, simbolo di candore e maestà, (la forma del giglio ricorda infatti uno scettro). Accompagnando, quindi, il fiore all’arma l’effige appare come una proclamazione di innocenza, «sono costretto alla battaglia per la sopravvivenza, ma a guidarmi è la purezza».

Il compito di scandire il tempo tra buoni e cattivi spetta alla striscia centrale fluente come lo scorrere del tempo. All’interno di questa sono rappresentate: armi primitive i primi conflitti del passato), il Sacro Graal (l’agognata pace che scatena però guerre), le armi medievali ( le lotte centrali) e un moderno simbolo della pace (futuro sperato). La lingua di legno sfocia poi nel texturizzato legno d’ulivo, dalla forma ambigua come materia in evoluzione o nube atomica, ha in sé l’esito incerto e non definito del conflitto eterno; internamente, nella suprema parte del quadro, a scrutare l’opera e il vissuto stesso dell’uomo, c’é il sole nero inserito in una forma che ricorda un occhio (lo sguardo attento di Dio)e ad incorniciare questa forma c’é uno sfondo ruvido: l’ignoto dell’infinito

E’ questa la forza degli opposti nella ciclicità del tempo, il continuo interrogarsi dell’uomo e la sottile linea di demarcazione tra bene e male.